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Facebook ha presentato i suoi Ray-Ban Stories. L’occhiale social con qualche dubbio sulla privacy

Facebook e Ray-Ban si preparano a lanciare i loro Ray-Ban Stories, gli occhiali smart di Facebook dedicati ai social più che alla realtà aumentata.

Si tratta di fatto di semplici occhiali smart, con marchio Ray-Ban e realizzati in collaborazione con Facebook.

L’idea è quella di utilizzare un device con delle videocamere, due altoparlanti e dei microfoni integrati, un prodotto inquietante che espone la privacy come non si è mai visto nella storia dei device elettronici.

Di fatto, se hackerati, o magari direttamente per la raccolta dei dati della compagnia, è possibile vedere registrato tutto ciò che facciamo e vediamo, ma poco importa a quanto pare, quando l’obiettivo è poter creare delle stories registrate direttamente dagli occhiali.

Questo oggetto di dubbio gusto, potrebbe diventare uno strumento in grado di portare ancora di più le vite delle persone sui social, praticamente registrando tutto ciò che fanno, almeno fin quando decideranno di condividere.


La polemica sulla privacy non si limita a quella dell’utente, ma anche a quella degli altri. Indossando questi occhiali infatti, sarà possibile registrare qualsiasi cosa senza essere notati, tanto da poter creare situazioni di violazione, anche grave della privacy delle persone.

Un argomento complesso, soprattutto nell’era dei social dove tutti registrano tutto, senza particolari liberatorie.

La registrazione può attivarsi toccando gli occhiali o con uno specifico comando vocale.

In generale comunque si tratta di uno strumento destinato a far parlare di sé, probabilmente per l’uso improprio che ne verrà fatto.

L’era degli indossabili è comunque ufficialmente iniziata e la difesa della privacy si farà sempre più dura. Decidere di dare tutte le nostre informazioni al web però, è anche una nostra scelta.

Servirebbe maggiore informazione sui rischi di questa pratica, anche per la sicurezza informatica.

Con un prezzo di 329 euro, se bene alto, dobbiamo prepararci a un’ondata di contenuti registrati proprio con gli occhiali di Facebook, nuova frontiera dell’invasività dei social network


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