domenica, 7, Giugno, 2020
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Xiaomi usa delle backdoor? Accuse alla compagnia di smartphone

Xiaomi, tra le più importanti aziende che producono smartphone Android, è stata accusata di aver sfruttato backdoor per condividere i dati degli utenti.

Si tratta di accuse da verificare, che potrebbero non essere veritiere, accuse comunque molto pesanti che colpiscono duramente l’immagine della compagnia.

Secondo quanto riportato da Forbes, sarebbe stato l’esperto di cybersecurity Gabi Cirlig ad aver scoperto alcuni comportamenti sospetti che avvenivano dei device di Xiaomi.

Il primo caso sarebbe Xiaomi Redmi Note 8, che avrebbe raccolto tutti i dati riguardo ai siti web visitati per inviare poi i dati in Russia e a Singapore utilizzando dei server localizzati in Cina.

Un elemento molto grave che, se dovesse essere confermato, potrebbe dare ragione ai dubbi espressi dal governo USA su Huawei e Xiaomi.

La situazione non sarebbe isolata ma, la gestione poco chiara dei dati si sarebbe verificata anche con Mi Browser Pro e il Mint Browser.

Gli smartphone Xiaomi, prodotti eccellenti, venduti a un prezzo davvero competitivo, potrebbero quindi avere un lato oscuro sulla gestione dei dati.


Non che le altre aziende si siano comportate meglio, ma comunque un elemento inquietante che danneggerebbe fortemente l’immagine dell’azienda, lasciando pensare a politiche poco trasparenti e smartphone poco sicuri.

Una situazione che necessiterà per forza di cose un chiarimento e che potrebbe portare addirittura a un ban degli smartphone Xiaomi.

Proprio in questo periodo, dove la privacy è diventata una priorità nel mondo smart, una notizia del genere apre scenari davvero preoccupanti e mette ancora una volta in mostra la scarsa sicurezza che viviamo nel mondo digitalizzato.

Forse, sarebbe il caso di rivedere l’intero sistema, ed evitare di inserire dati fondamentali su smartphone che nemmeno possediamo, con OS che ci vengono concessi in licenza.

Resta da capire quale sia la vera situazione.

Ecco il commento di Xiaomi:

“A Xiaomi è dispiaciuto leggere il recente articolo di Forbes. Riteniamo che i redattori abbiano frainteso ciò che abbiamo comunicato in merito ai nostri principi e alla politica relativi alla privacy degli utenti. Privacy e sicurezza degli utenti Xiaomi, infatti, sono la priorità assoluta; siamo certi di seguire rigorosamente e di essere confermi al pieno rispetto di leggi e regolamenti locali. Abbiamo contattato Forbes per fornire chiarimenti su questa interpretazione tanto errata quanto sfortunata”.


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